Gli Orecchini con Attacco 'A Vite', Questi Sconosciuti

Gli Orecchini con Attacco 'A Vite', Questi Sconosciuti

Scrivo questo breve articolo perchè mi sono reso conto che il 95% delle persone che vengono a trovarmi nel mio Showroom non hanno mai visto un paio di orecchini con attacco "a vite" e ne rimangono molto soprese, oltre che per la tecnica, anche per la facilità e comodità di utilizzo.

Sin dai tempi dei Romani è possibile reperire scritti che descrivono la pratica di praticare fori nelle orecchie per portare orecchini come una barbarie.

Nonostante ciò, forme anche primordiali di decorazione per lobi non forati sono assai non comuni e le opzioni per gli attacchi si limitano all’uso del solo attrito (in differenti forme) come mezzo di sospensione o alternativamente tramite un filo avvolto intorno alla parte posteriore dell’orecchio al quale fosse sospesa la parte decorativa dell’orecchino.

Una versione sofisticata (tra le tante) di quest’ultimo tipo di attacco viene brevettata negli Stati Uniti nel 1869 da un tale di nome Linus Weed.

In questo esempio, una prima parte costituita da un leggero filo d’oro o argento viene agganciata alla parte posteriore e alta dell’orecchio mentre una seconda parte viene avvolta sulla parte posteriore più bassa sino ad agganciarsi all’interstizio che separa il lobo dal resto dell’orecchio (fig.1 nell’immagine del brevetto qui sotto).

Le due parti sono saldate insieme tramite una piccola molla che ha il compito di far rimanere l’intero attacco agganciato a premere sulla parte posteriore dell’orecchio (fig.3 qui sotto).

Un pendente o un’altra qualsiasi decorazione sono attaccate alla parte inferiore di questo semplice sistema.

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Il brevetto di Linus Weed n° 89452 del 1869

Un tipo di attacco al lobo più rifinito fu brevettato nel 1877 dallo stesso Louis Weed sempre allo scopo di non ricorrere alla solita brutale pratica della foratura.

Questo modello incorpora due sezioni con dischi terminali che sono collegate mediante una molla a forma di U che ha il compito di tenere il tutto attaccato alle due parti laterali del lobo (figura 3 nell’immagine del brevetto originale qui sotto).

Sui dischi aderenti al lobo potevano essere inseriti due cuscinetti di “gutta-percha” (un lattice naturale ottenuto da un albero dell’Est Asiatico) o altre sostanze.

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Il secondo brevetto di Linus Weed del 1877

Nonostante tutto Weed non mostra una fiducia totale nel suo modello di attacco, al punto che, come è possibile vedere nell’immagine qui sopra, all’attacco viene fissata una catenella di sicurezza il cui altro estremo poteva essere applicato con una spilletta sui capelli (nel caso l’orecchino dovesse cadere!).

Ai brevetti di Weed seguirono vari adattamenti e versioni di attacchi per lobi non forati negli anni ’80 del XIX secolo, meccanismi che facevano uso di mollette meccaniche o strane clip che però, come si disse, “visto che lo spessore dei lobi di differenti orecchie varia di molto è praticamente impossibile assicurare la giusta pressione in tutti i casi necessari ad assicurare la tenuta richiesta sull’orecchio, tantopiù nel caso di gioielli di alto o altissimo valore”.

E solo verso la fine dell’800 che arriva la vera svolta.

A quell’epoca le donne (più o meno altolocate) che dall’Europa emigravano negli Stati Uniti vennero prima o poi direttamente o indirettamente a contatto con la cultura indigena (gli Indiani Americani, per capirci) e scoprirono che per le donne indiane la pratica di forarsi i lobi era non solo l’unica adottata ma che era anche sacra.

A quel punto forarsi i lobi divenne di nuovo una pratica considerata come selvaggia, brutale, da indigeni e quindi non adatta alle gentildonne, molte delle quali, pur avendo i lobi forati, cessarono di indossare orecchini.

Era necessario trovare un meccanismo di attacco all’orecchio che potesse assicurare la piena e stabile adesione all’orecchio in maniera sicura e confortevole.

Fu così che per la prima volta nel 1894 fu inventato quello che è ormai conosciuto come “attacco a vite” a forma di U in un brevetto a firma di Arthur Bennett e George Tilford, entrambi di  Providence, nello stato del Rhode Island, la culla della gioielleria preziosa e non preziosa americana.

Nell’immagine originale del brevetto riportata qui sotto è possibile vedere una U metallica ad un termine della quale è saldata la parte decorativa dell’orecchino. L’altro estremo è costituito un perno filettato all’interno del quale scorre una vite (c) che si manopola tramite una disco (o testa) circolare (e).

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Il primo brevetto di attacco a vite del 1894

Avvitando in senso orario la testa della vite l’altro estremo della stessa (s) aderisce sempre più all’orecchio fino ad arrivare al punto di adesione desiderato.

Come è facile intuire questo meccanismo è adatto a qualsiasi grandezza del lobo è può essere regolato al centesimo di millimetro, rendo confortevole e sicura la pratica di indossare l’orecchino.

I due scrivevano nel brevetto che “l’oggetto dell’invenzione è quello di costruire un dispositivo di attacco attraverso il quale l’ornamento possa aderire in modo sicuro all’orecchio senza effettuare alcun foro su di esso.”

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Un esempio di orecchini con attacco a vite, parte posteriore

Da notare come nel 1909 in Gran Bretagna (dove l’invenzione fu utilizzata poco dopo gli Stati Uniti) la rivista “The British Jeweller” magazine descrisse questo tipo di attacco a ferro di cavallo come “un nuovo tipo di orecchino per lobi non forati.”

Il nuovo attacco, come era in originale e con varie modifiche, ebbe un successo strabiliante e venne utilizzato in tutto il nuovo e vecchio continente come attacco standard e con enorme successo fino a tutti gli anni ’40 del ‘900 e addirittura fino alla prima metà degli anni ’50 quando dovette necessariamente cedere il passo all’attacco “a clip” che nel frattempo era stato inventato, sempre negli Stati Uniti, nel 1934 e successivamente aggiornato con diverse varianti.

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Il primo brevetto di attacco a vite del luglio 1934

A testimonianza di quanto detto sopra qui sotto puoi vedere un filmato che ritrae la modella inglese Carol Archer provare una varietà di orecchini, tutti con attacco a vite, nella primavera del 1955 in un negozio di Londra.

Vuoi vedere dal vivo degli orecchini con attacco a vite?

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Paolo Ercolani

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