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“Coro”: il Colosso della Bigiotteria Mondiale del ‘900

Il marchio “Coro”: il Colosso della Bigiotteria Mondiale del ‘900

Nel 1901 Emanuel Cohn e Carl Rosenberger fondano a New York una società di persone, la “Cohn & Rosenberger, Co.” ed aprono un piccolo negozio a Broadway dove si limitano a fare i rivenditori di ogni tipo di accessori per donna.

Già nel 1910 l’azienda si trasforma in una società di capitali cambiando ragione sociale in “Cohn & Rosenberger, Inc.”. 

Entrambi sono imprenditori capaci e lungimiranti ma non hanno alcuna conoscenza di progettazione o disegno che gli permetta di sviluppare in proprio una linea di accessori, sebbene abbiano buon occhio per l’arte ed una visione dei design e dei pezzi che avrebbero potuti essere proposti al grande pubblico

Per questo, nel corso di tutta la storia dell’azienda (e quindi, di gran parte del ‘900) si affidano a disegnatori esperti, persone di grandissimo talento con le capacità giuste per mettere in opera, in proprio, la loro incredibile conoscenza del mercato e capacità di visione.   

Nei primi anni anche la produzione, proprio per la mancanza di talenti interni all’azienda, viene affidata a ditte esterne finché viene finalmente aperto il primo stabilimento di produzione a Providence, in Rhode Island, che entro il 1929 diventa il più grande stabilimento di produzione di bigiotteria ed accessori del mondo, dando lavoro a più di 3500 dipendenti.   

Nel 1943 l’azienda modifica la ragione sociale in “Coro, Inc.” (dalla contrazione delle iniziali dei due fondatori, Cohn e Rosenbgerger) e fa il suo ingresso in borsa.

qui sotto una vera chicca, l’annuncio del 4 giugno 1943 in cui l’azienda annuncia il cambio di ragione sociale
(una vera chicca, l’annuncio del 4 giugno 1943 in cui l’azienda annuncia il cambio di ragione sociale)

Il successo dell’azienda si deve a tantissimi grandi personaggi, ma qui ne citerò solo due.   

Il primo, il vero pilastro dell’azienda, è quello di Adolph Katz, visionario selezionatore dei migliori disegnatori del tempo, disegnatore egli stesso e titolare della domanda di brevetto della maggior parte dei disegni (ma anche dei meccanismi) dei gioielli Coro.    

Diventa responsabile della progettazione e selezione dei disegni aziendali nel 1924 e lavora con ruoli sempre più importanti per oltre 40 anni sfornando tutti i più grandi successi di mercato dell’azienda.   

L’altro nome cui voglio accennare è quello di Royal Marcher, assunto in azienda come venditore nel 1912, che rimane alla Coro per tutta la sua vita professionale occupandosi di marketing e vendite sino a diventare direttore vendite nel 1946 e vicepresidente esecutivo nel 1950.    

A lui si devono idee geniali che permisero un fortissimo posizionamento sul mercato dell’azienda, quali l’idea di attribuire un nome di fantasia ad ogni linea o pezzo di gioielleria,spesso usato nelle pubblicità come elemento identificativo e valorizzante del gioiello.   

Moltissimi disegnatori dai nomi altisonanti vengono utilizzati per la produzione Coro, ma i pezzi non sono mai punzonati con i loro nomi ma con il nome dell’azienda e con vari tipi di marchi differenti sui quali non posso entrare in dettaglio.   

Il risultato è però che l’estetica dei disegni Coro viene in gran parte attribuita al gusto e alla sensibilità artistica di Adolph Katz, che aveva sempre l’ultima parola sui pezzi da produrre e quindi, in definitiva, è considerato la vera icona dell’azienda.   

Coro nel corso degli anni produce una incredibile quantità di pezzi dai disegni più vari (figurativi, floreali, ecc…) e molte differenti linee di prodotto mirate a raggiungere segmenti di pubblico differenziati per capacità di spesa.

Qui sotto, una splendida demi-parure floreale composta da spilla ed orecchini in esposizione nel mio showroom.

“Coro”: il Colosso della Bigiotteria Mondiale del ‘900

La linea CoroCraft introdotta negli anni ’30 (ridenominata Coro-Craft negli anni seguenti) vuole superare la percezione di “gioielleria di massa” attribuita al tempo ai pezzi firmati Coro e si posiziona ad un livello più alto di mercato.

il primo marchio CoroCraft, in uso dal 1935
(il primo marchio CoroCraft, in uso dal 1935)

Con la stessa linea CoroCraft e negli stessi anni, l’azienda fa la sua apparizione sul mercato inglese e successivamente apre la succursale canadese ma con presenza in termini di punti vendita e linee di produzione in tutti gli Stati Uniti ed anche in Messico.

una pubblicità Coro-Craft del 1944, in cui si vede che il posizionamento di mercato è più alto dei pezzi Coro perché la foto pubblicizza che tutti i pezzi sono in sterling, cioè con base in argento 925
(una pubblicità Coro-Craft del 1944, in cui si vede che il posizionamento di mercato è più alto dei pezzi Coro perché la foto pubblicizza che tutti i pezzi sono in sterling, cioè con base in argento 925)

La linea top della gamma, chiamata “Vendome” fa la sua prima apparizione nel 1944 e rimane in produzione sino al 1979.  

una pubblicità della linea top di gamma, la Vendome, anni ‘50
(una pubblicità della linea top di gamma, la "Vendome", anni ‘50)

A partire dall’inizio degli anni ’50, le diverse linee erano anche distribuite diversamente, non solo in termini di prezzo ma anche in termini di rete di vendita.  

Negozi che vendevano Vendome non potevano vendere Coro o Coro-Craft perché dedicati ad un pubblico selezionato di fascia alta, mentre Coro la si poteva trovare in tutti i principali grandi magazzini.   

Coro-Craft e Vendome potevano essere reperite anche in magazzini più di alto livello quali Neiman Marcus, Saks Fifth Avenue, Lord & Taylor, Dillard's, Bloomingdale's, dove non era possibile trovare pezzi Coro e via dicendo.   

Nel 1957 l’azienda viene acquisita dalla Richton International Corporation e continua la produzione nello stabilimento di Providence sino alla fine degli anni ’70.   

Purtroppo, già a partire dagli anni ’60, Coro inizia il suo declino, incapace di mantenere la produzione focalizzata sui nuovi trend di design che si vanno imponendo, per esempio il fenomeno esplosivo dell’utilizzo delle perle simulate e delle perline o della semplice gioielleria in metallo dorato prodotta da altre aziende quali Monet, Trifari o altre aziende asiatiche.   

Come risultato, Coro cessa la produzione negli Stati Uniti nel 1979 e continua a produrre gioielli solo in Canada sino alla definitiva chiusura alla metà degli anni ’90.  

I tratti salienti della produzione Coro

Visto che stiamo parlando della più grande azienda produttrice di bigiotteria del ‘900, definire un vero e proprio “look Coro”, vista la grande varietà di pezzi prodotti, è veramente difficile anche se il collezionista Coro che ne conosce ed apprezza lo stile lo sa in genere riconoscere molto bene e riesce anche a capire quali possano essere le numerosissime imitazioni che circolano da sempre sul mercato.   

La qualità della manifattura e delle finiture dell’azienda è stata sempre ai massimi livelli nel corso dei decenni, persino per i pezzi più economici venduti nei grandi magazzini.   

Sempre alla ricerca continua di espressioni creative deliziose, femminili e romantiche, la gioielleria Coro di maggior successo è caratterizzata da una struttura solida e delicata allo stesso tempo e dai motivi figurativi o floreali

Passando ad esempi concreti, voglio dare qui solo un po' di spazio ai pezzi più importanti della produzione Coro.  

I primi pezzi molto conosciuti, apprezzati e ricercati oggi da collezioniste di tutto il mondo sono le cosiddette “Coro Duette”, coppie di spillette (clips) che potevano essere accoppiate, tramite uno speciale meccanismo, a formare una singola spilla (brooch), che poteva essere quindi indossata come accessorio singolo. 

una pubblicità delle Coro Duette del 1935, con a destra un esempio di come potevano essere indossate, sia insieme che separatamente
(una pubblicità delle Duette del 1935, con a destra un esempio di come potevano essere indossate, sia insieme che separatamente)

Il meccanismo delle Duette viene brevettato per la prima volta nel 1931 e successivamente cambia da disegno a disegno mantenendo inalterata la caratteristica principale, quella di permettere sempre e comunque l’unione delle due spillette. 

Alla fine degli anni ’30 vengono brevettate persino le “Triquette”, tre clips che potevano essere indossate separatamente o tutte unite insieme.

una delle prime pubblicità delle Coro Triquette del 1937
(una delle prime pubblicità delle Triquette del 1937)

Le Duette vengono prodotte in una quantità enorme di esemplari fino a tutti gli anni ’40, dopo i quali la disponibilità di nuovi tessuti leggeri sintetici (tanto più, spesso, lavorati a maglia) arrivati alla fine della Seconda Guerra Mondiale rende l’uso delle Duette estremamente poco pratico.   

Per questo, all’inizio degli anni ’50 la moda delle Duette è quasi definitivamente estinta, sebbene se ne producano ancora versioni più piccole e leggere.   

Alla fine degli anni ’30 – inizio anni ’40, per competere con altri colossi del mercato quali Monet e soprattutto Trifari, Coro lancia (come già accennato sopra) diverse linee di gioielli di alta o altissima gamma che vengono venduti a prezzi molto alti (persino troppo, per i tempi) in negozi altamente specializzati.

A quei tempi, Trifari lancia per prima una intera produzione di gioielli chiamati familiarmente “Jelly Belly” (letteralmente, “pancette di gelatina”), costituita da pezzi altamente figurativi (di animali, soprattutto) che avevano dei grandi elementi centrali, spesso proprio le “pance” degli animali (o comunque gli elementi centrali dei disegni), costituiti inizialmente da Lucite (una specie di plastica translucida molto utilizzata durante la guerra per i cupolini degli aerei da guerra e di cui vi era grande disponibilità a basso costo) ed in seguito da vetro colorato.   

Coro segue a ruota il trend lanciato da Trifari producendo le sue linee di Jelly Belly e tutti i pezzi dell’epoca costituiti da elementi figurativi di questo tipo prodotti dal marchio sono oggi avidamente ricercati dalle collezioniste.

una coppia di spillette da pelliccia Jelly Belly della metà degli anni ’30 conosciute come “Mr. & Mrs Penguin” con la pancia in lucite celeste, due pezzi da libro ricercatissimi dalle collezioniste
(una coppia di spillette da pelliccia Jelly Belly della metà degli anni ’30 conosciute come “Mr. & Mrs Penguin” con la pancia in lucite celeste, due pezzi da libro ricercatissimi dalle collezioniste)

La continua acerrima competizione con l’avversaria Trifari si materializza anche quando quest’ultima, copiando la gioielleria preziosa dai mille colori di Cartier, inizia la produzione di una grande quantità di pezzi aventi come tema comune elementi presi dalla natura quali frutti o fiori, conosciuti globalmente dalle collezioniste con il termine “Fruit Salad” (letteralmente, “insalata di frutta”).

Coro segue nuovamente l’esempio di Trifari e produce le sue versioni di gioielli Fruit Salad, alcuni molto simili a quelli della concorrente, altri molto innovativi che utilizzano pietre di vetro intagliato. 

Anche i gioielli Fruit Salad, dell’una o dell’altra azienda, sono vividamente ricercati.

una spilletta in stile Fruit Salad a forma di cestino di fiori con pietre di vetro intagliato brevettata da Adolph Katz nel 1951
(una spilletta in stile Fruit Salad a forma di cestino di fiori con pietre di vetro intagliato brevettata da Adolph Katz nel 1951)

Per ultimo Coro, durante la Seconda Guerra Mondiale, così come la maggior parte delle aziende concorrenti, produce una vasta quantità di gioielleria “patriottica”, il cui esempio più famoso è forse la spilla denominata “Emblem Of The Americas”, brevettata e prodotta nel 1941 e riprodotta qui sotto. 

spilla denominata “Emblem Of The Americas”, brevettata e prodotta nel 1941

Conclusione

Spero, seppur con questi brevi cenni, di aver dato un po' di informazioni utili ai fini della conoscenza di questo famosissimo, straordinario marchio.    

Molte collezioniste, in tutto il mondo, dedicano la loro attenzione solo ai pezzi Coro. Chissà, forse prima o poi sarai tra queste anche tu?

Se vuoi puoi lasciare i tuoi commenti o domande qui sotto, sarò felice di risponderti!

Paolo Ercolani

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